Stamattina accendo il computer e scorro rapidamente qualche testata on line. Su La Stampa, come spesso mi succede, non posso non cliccare sul “Buongiorno” di Massimo Gramellini. Sempre acuto, graffiante, mai irreverente o sopra le righe. Mi piace perche’ mi fa pensare. Quel titolo “99%” mi attira, significa quasi tutto o quasi tutti… Promette certezze o quasi in tempi in cui tutto traballa. Leggo: “Noi siamo il 99 per cento», gridano gli Indignati in tutte le lingue del mondo. E 99 è già diventato il numero simbolico della protesta, l’emblema di una crisi che mortifica i tantissimi per privilegiare i pochissimi…”

Istintivamente mi sento subito in quel 99% che protesta, anche perche’ la crisi tocca le mie tasche. Poi penso che non basta indignarsi, protestare è giusto, soprattutto quando si è passato ogni limite, ma davvero cos¡ poco può fare un 99, dico, 99%?

Dopo la protesta dobbiamo essere propositivi, alternativi. Oltre le oggettive colpe (della grande finanza, delle politiche ecc.) la crisi domanda a tutti noi, nessuno escluso, un nuovo criterio di consumo, ci fa rivedere la scala dei bisogni e, se siamo attenti, ci apre gli occhi su chi attorno ha difficoltà più gravi delle nostre, rendendoci capaci magari di autentica solidarietà. Se il 99%, cioè noi – s¡ noi: tu che mi leggi. io che scrivo – cerchiamo di prendere per le corna questa crisi trasformandola in un passaggio verso qualcosa di meglio, non solo dal punto di vista dell’avere, ma del vero “ben-essere”, forse qualcosa si smuoverà. Il sassolino che diventa valanga non è soltando una bella immagine… o mi sbaglio?