In queste ore difficili per l’Italia – ma quando sono state facili? – abbiamo tutti bisogno di parole significanti, precise, soprattutto nuove nelle intenzioni e nel contenuto. Ieri il presidente Napolitano faceva appello a «nuovi comportamenti nelle istituzioni e da parte delle forze politiche».
Giusto. È necessario che le cronache tornino a scrivere pagine di un’Italia morale, degna della sua storia e della sua gente, non meritevole di ostentazioni di volgarità e d’ignoranza che la mettono alla berlina davanti al mondo intero. È urgente tornare a fare politica, una Politica che quando parla di “agire per il bene comune” sa cosa sta affermando e soprattutto cosa comporta. Una politica fatta da uomini che siano i primi a tirare la cinghia per far fronte alla crisi economica, che sappiano rinunciare agli innumerevoli privilegi della casta per aprire gli occhi sulle reali necessità di chi li ha votati. Ê urgente che noi, noi tutti, nessuno escluso, ci riappropriamo del significato della parola democrazia: se i politici non ci soddisfano è anche perché non abbiamo saputo esprimerne di migliori, è anche perché tutti soffriamo un po’ degli stessi loro mali. Diamoci una mossa allora e prendiamo qualche “medicina” appropriata per guarire comportamenti malati. Il “nuovo” che invochiamo dev’essere generato anche dalle nostre mani, dalle nostre volontà. Che almeno alla fine dell’anno del suo 150º l’Italia “si desti” e torni a volare alto, come le frecce tricolori di cui siamo orgogliosi.