Mi stupisce il battage mediatico sulle lacrime di Elsa Fornero alla conferenza stampa di presentazione della manovra salva-Italia. Chi le valorizza positivamente, chi ne è infastidito, con estremismi da ambo le parti nella valutazione. Per non parlare delle considerazioni sul fatto che la commozione l’ha sopraffatta alla parola “sacrificio” e di quelle sulla vulnerabilità delle donne. Fortunatamente tirando le somme prevale il buon senso nei commenti degli “addetti ai lavori e non”. Pubblicitari e sociologi hanno fatto la loro parte per fornire chiavi di lettura (e meno male!), fugando le considerazioni impregnate di cinismo. Dicevo che mi stupisce il clamore sull’episodio, perchè significa che non consideriamo i politici – e i personaggi pubblici in genere – persone uguali a noi in tutto e per tutto. “Quelle lacrime hanno detto molto dell’umanità di Elsa Fornero” ha commentato tra l’altro la pubblicitaria Annamaria Testa. Forse è proprio questo a cui siamo disabituati: all’umanità, alla capacità di immedesimarsi con gli altri, di sentire sulla propria pelle sia le sofferenze, sia le gioie degli altri. E se un ministro si commuove annunciando misure impopolari per salvare la baracca lo facciamo diventare “un caso”. Dovrebbe essere invece la normalità sentire che chi ci governa lo fa non solo con la mente (guai se non l’avesse!) ma anche col cuore. Prescindendo da qualunque valutazione sulla manovra fiscale, sono grata a Elsa Fornero, come politico e come donna, per essersi mostrata così com’è.