A metà pomeriggio un tweet di ANSA titola “Nel 2009 suicida un disoccupato al giorno.”  Clicco sul link e leggo di una ricerca dell’ istituto di ricerche economiche e sociali (EURES) relativa appunto al 2009, quando ancora l’economia non era precipitata. In quell’anno è stato notevole l’aumento di suicidi per motivi economici: disoccupazione, licenziamento o impossibilità di pagare i propri dipendenti. Ma anche le cronache degli ultimi giorni raccontano storie altrettanto dolorose. La crisi è sulle spalle di tutti e chi ancora non ne sente tutto il peso lo avvertirà a breve. L’incertezza del futuro attanaglia il cuore e la mente e ci si alza al mattino con la sensazione di arrampicarsi sui vetri. La realtà è quella che tutti sappiamo e leggiamo, è vero. Ma non possiamo soccombere. O pensiamo davvero che si tratti di una malattia inguaribile? Un giornalista scrive oggi a questo proposito che “le ricette migliori restano le storie di chi è riuscito a guarire”. Proprio così. Ma dove le troviamo queste storie? Vi assicuro che provo a cercarle,  ovunque, ma è molto difficile trovarle, non fanno scoop evidentemente. Eppure ci farebbero un gran bene, non solo perchè diventeremmo coscienti dell’esistenza di altri “frammenti” di umanità, ma soprattutto perchè entrerebbero in circolo idee e soluzioni, si metterebbe in moto una solidarietà concreta e magari si eviterebbe a qualcuno un gesto estremo. Mi auguro che i media riflettano sui dati e le notizie che pubblicano e si domandino se davvero scrivono pensando a tutti quelli che li leggeranno; di più: se le loro parole aiuteranno i lettori ad essere migliori.