La sensazione che ultimamente si fa più acuta e assillante da quando la “Crisi” è entrata con prepotenza nelle nostre vite facendo danni più o meno devastanti, più o meno rimediabili, è proprio questa: trovarci di fronte a una montagna invalicabile che si guarda con paura da sotto in su e c’impedisce di vedere cosa c’è oltre. Vorremmo toglierla di mezzo, spostarla appunto, ma nemmeno il tritolo ci riuscirebbe. È questione allora di capire come salire fin su.

A volte guardiamo alle persone che chiamiamo “eccezionali” pensando che siano arrivati in vetta solo perchè più fortunati o aiutati dalle circostanze. Non pensiamo che sono gente come noi, del tutto uguale a noi che magari ha soltanto avuto più costanza, più meticolosità nella preparazione e nell’azione. Che ha sperimentato in tutto e per tutto il proprio limite, ma non si è lasciata schiacciare, ha provato e riprovato a superarlo…

È quanto emerge nel libro di Reinhold  Messner: “Spostare le montagne”. Un uomo che ha scalato i 14 ottomila ma che dichiara di non essere un superuomo e invita i suoi lettori a «cercare il possibile nell’impossibile, a fare del sogno a occhi aperti una realtà». Messner insiste anche sul fare affidamento sulla cordata e sugli sherpa,  sul non permettere che la volontà ceda prima ancora del fisico: si va avanti solo perchè  «la motivazione cresce con l’entusiasmo. Se vivo con entusiasmo quello che sto facendo, se corrisponde alla mia natura, allora sono forte».

Un’esperienza di alpinismo estremo è applicabile al management? Il libro lascia intendere di s¡.  Non reagiamo subito con scetticismo, meriterebbe almeno fare una prova: tirar fuori inventiva, idee, innovare e innovarsi, lavorare sodo, con meticolosità, esigere il meglio da noi stessi… e – cosa importantissima – non dimenticare che siamo in cordata e ci sono gli sherpa… collaboratori, colleghi, persone che incrociano il nostro cammino. Non siamo soli a voler cercare “il possibile nell’impossibile”. Oltre la montagna si gioca il nostro futuro. Nostro, cioè di noi umani, della nostra generazione e di quella dopo, di quella dopo…