Due mattine fa, prima di andare al lavoro, ascoltavo la radio, uno dei principali canali spagnoli. Tazzina di caffé in mano, un pensiero alla giornata che si prospettava e un orecchio allo speaker… Di colpo, ho sussultato: no, così non può essere! Eppure lo stavano ribadendo: “La Conferencia Episcopal lanza un anuncio para “reclutar” sacerdotes – Los obispos prometen “trabajo fijo” y “una vida apasionante…”
Non potevo credere che “i vescovi promettono lavoro fisso”; la frase, forse in questi tempi di acuta crisi, mi sembrava doppiamente fuori posto: il sacerdozio non può essere definito “lavoro”… Eppure il servizio pareva non facesse una grinza, anche alcuni quotidiani titolavano la notizia più o meno allo stesso modo. Mentre raggiungevo l’ufficio, mi ripromettevo di indagare e vedere come stavano le cose, però i pensieri che mi venivano già erano influenzati dalla notizia tale e quale mi era arrivata.
Bene, andando a fondo, ho scoperto che la Conferenza episcopale spagnola, in occasione della giornata del seminario del prossimo 19 marzo, ha lanciato un video (2’30”) di sensibilizzazione con l’intento di suscitare vocazioni.
Devo dire che il video – a mio parere naturalmente – è ben fatto, sa di verità soprattutto per le voci e i volti di sacerdoti di tutte le età che con brevi frasi danno pennellate sulla vita dei preti oggi.
È vero, c’è la frase sul “lavoro fisso”, probabilmente poco fortunata (sempre a mio giudizio) ma che chiaramente sottintende la parola “lavoro” tra virgolette, proprio come la sto scrivendo. Il messaggio non può essere equivocato o ridotto o strumentalizzato.
Ho tratto qualche conclusione, visto che avevo messo almeno un piede nella trappola: non “bere” mai nulla alla fonte dei media, di qualunque colore, senza approfondire, senza chiedermi “perchè mi sta parlando così” e “cosa c’è dietro”; senza distinguere la realtà da quelle che `possono essere impressioni soggettive di chi ha scritto o mi sta parlando, vincolate magari a pregiudizi.
Un giudizio su un “oggetto”, per essere accurato e obiettivo, necessita di maggiore informazione e maggiore esperienza. E direi anche maggiore cultura.
In definitiva, credo che di fronte al bombardamento di notizie a cui siamo sottoposti, non possiamo rassegnarci all’assuefazione e credere che tutto sia così come ci viene presentato, ma dobbiamo tirar fuori e sviluppare il cosiddetto senso critico – da non confondersi col criticare! – per analizzare e valutare la realtà, sollevandoci al di sopra delle nostre emozioni, svincolandoci dai lacci della nostra cultura (chi ha mai detto che sia l’unica e la migliore? – e dei pregiudizi… Insomma, un gran bell’esercizio farlo crescere, ma ne vale la pena: non lasciamolo lì, nel fondo più profondo della coscienza, come un muscolo atrofizzato!

Per chi vuole, ecco il video in questione.