Un vento frizzante aveva decisamente allontanato le nuvole della pioggia per lasciar posto a un pomeriggio di sole. Nessun impedimento dunque ieri, mercoledì della Semana Santa all’uscita del Señor de las tres caídas a Jeréz de la Frontera. Da una posizione strategica, grazie alle scale e viuzze del centro, avrei potuto vedere il fluire della processione. C’era aria di attesa nella gente che passava in direzione della Chiesa da cui avrebbe preso il via: famiglie, bambini, giovani, anziani… Ad un certo punto, sapendo l’ora di uscita della processione, mi aspettavo di cominciare a sentire da lontano la musica della banda, invece silenzio. “Ma non si sente nulla?” ho chiesto. “No” è stata la risposta, senza altre spiegazioni. E meno male, l’ho capito da me, quando ho visto apparire i primi cofrades, in nero, alcuni scalzi. Il loro atteggiamento, il loro procedere chiedeva il silenzio, come segno di rispetto a Chi stavano accompagnando. Di tanto in tanto il silenzio era rotto dalle voci dei bambini, una escolanía che cantava a cappella il miserere in latino. Dietro di loro il Paso de Misterio del Señor de las tres caídas, Gesù caduto a terra con la croce sulle spalle a grandezza naturale; lungo i lati del paso un tappeto di garofani rossi. L’incedere dei costaleros – anche se invisibili sotto il paso – era sacro; unico rumore quello dei passi, rotto ogni tanto dalla voce del capataz che indica loro il cammino. In quel momento ho avuto la netta sensazione di stare dentro una cattedrale, quando ti senti avvolto da qualcosa che trascende l’umano. Mi è arrivato dritto il messaggio che la cofradía stava trasmettendo: il mistero della passione e morte di Gesù, Dio fatto uomo che muore per ogni uomo…
Sempre in silenzio, dietro al paso, un fiume umano ha riempito la strada. Forse proprio come quel giorno a Gerusalemme… Poi, dopo un po’, il paso de palio, con la Virgen de los Dolores, adorno di garofani bianchi. Dietro, infine la banda, con una musica che invitava a raccogliersi e a pensare. E anche dietro alla Vergine, un mare di folla. Una folla che si forma da sé, non perché convocata a protestare o a reclamare qualcosa, ma perché il cuore e la fede la spinge e si riversa sulla strada come gesto d’amore.