Dopo l’ennesimo massacro in Siria, ieri la condanna e l’esecrazione nei Tg, le foto scioccanti dei bambini uccisi… per passare rapidamente (troppo) ad altre notizie. E già ci siamo dimenticati della Siria, fino al prossimo Tg.

Assale un senso di impotenza e di ribellione allo stesso tempo: ma c’è qualcosa che si può fare? Cercando una risposta a questa domanda troppo urgente, mi sono imbattuta in Paolo Dall’Oglio, gesuita e fondatore della Comunità monastica di Deir Mar Musa. Su Popoli, il webmagazine dei gesuiti, è stata pubblicata il 23 maggio in anteprima  la lettera-aperta a Kofi Annan scritta da Paolo Dall’Oglio: “… Come dei naufraghi  a una zattera ci aggrappiamo alla sua iniziativa…” Nella lettera si chiede la creazione di una forza di interposizione di tremila caschi blu, per garantire il rispetto del cessate-il-fuoco e la protezione della popolazione civile, accompagnati da trentamila volontari della società civile che sostengano la ripresa della vita democratica nel Paese.

È un lucido quadro della situazione e affonda il coltello nelle radici della piaga. Troppo silenzio c’è stato sul dramma siriano, oppure un’informazione spesso distorta, costruita su semplificazioni o pregiudizi o peggio. Come padre Dall’Oglio, altre voci si fanno sentire: alcuni scrittori, studiosi, giornalisti, hanno deciso di far circolare un appello “Basta con il sostegno alla repressione”;  in esso si esprime una visione che si discosta molto da quella emergente nei media definita “una logica capovolta”. Qualunque sia il nostro pensiero, credo sia bene leggere questo appello . Non possiamo comunque restare a guardare, inermi, mentre è possibile fare qualcosa. Se lo vogliamo e siamo d’accordo, possiamo aderire all’appello scrivendo a appellosiria2012@gmail.com Anche con questo gesto potremmo allargare la zattera…