Conosco bene alcuni dei comuni colpiti dal terremoto in provincia di Modena; mi hanno portata lì spesse volte il lavoro o la visita a persone amiche che sono nate e vivono a Cavezzo, Mirandola, San Felice…. Nessuno di loro ha perso la vita, ma c’è chi ha perso tutto o si è trovato con la casa inagibile. Se a centinaia di chilometri di distanza provo angoscia di fronte a una simile tragedia e il pensiero, di notte e di giorno, spesso corre lì, immagino, o meglio non immagino cosa provi chi si trova dentro. In pochi secondi, tutto cambia e, se ne esci vivo, ti resta comunque per sempre la sensazione che la vita è appesa un filo. Così è infatti, per tutti, ogni giorno, dovremmo esserne coscienti. Senza tristezze e pessimismi, ma con quel sano realismo che ci fa assaporare l’esistenza in tutta la sua belleza, però senza aggrapparci invano a ciò che è effimero e ci scapperà via dalle mani al momento della “verifica”. Per il loro carattere aperto, solidale, lavoratore… so che gli emiliani già stanno rialzando la testa; non restano inoperosi, nemmeno in un’emergenza come questa: la proprietaria di una famosa “osteria” a Finale Emilia, proprio di fronte alla Rocca Estense caduta al suolo, non ha chiuso neppure un’ora il giorno del terremoto, per dare a tutti gratis del pane, salame, formaggio… confortando ognuno e aspettando che tornasse il gas per preparare un pasto caldo a tutti. Ho letto di un equipaggio della Croce Rossa che ha saputo agire con tempestività: dopo la violenta scossa della notte un malato di SLA di 45 anni che viveva attaccato a un respiratore rischiava di morire perchè la corrente era saltata; sono corsi sul posto e sono riusciti ad attaccare il ventilatore polmonare a un generatore dei vigili del fuoco; con non poche difficoltà hanno poi trovato il modo di trasportare il malato in ambulanza all’ospedale più vicino… E chissà quanti fatti non sapremo mai e rimarranno come un segreto tra chi ha dato e chi ha ricevuto. Così sono gli emiliani: realisti, operativi, generosi. Sotto le macerie sono rimaste le loro cose, non i loro cuori.