Non posso non leggere una notizia in cui vedo il nome “Milano“, una città che amo molto – ci ho vissuto quattro anni! – perchè, nonostante le contraddizioni  che marchiano ogni megalopoli, il suo passato e il suo presente sempre mi hanno trasmesso qualcosa dal respiro universale.  Poco fa ho letto che proprio oggi, 6 giugno, inizia a Milano il primo Festival della Letteratura. “Ha come tema l’incontro, il dialogo, la discussione, la riflessione, l’incanto. Saranno protagoniste le persone che leggono e quelle che scrivono, coloro che raccontano con la penna, con la voce, col corpo, col pensiero e coloro che hanno voglia di ascoltare.” Con queste parole Milton Fernández traccia il biglietto da visita dell’evento che “per cinque giorni riempirà la città di incontri, dibattiti, parole, suoni, voci, corpi che danzano a un ritmo diverso da quello con cui ogni giorno assediamo le strade, o siamo da loro assediati… Ottanta eventi di altissimo livello; l’insieme dei sussulti, le aspirazioni, le grida di dolore e di piacere, i sussurri, i gemiti, i graffi e le carezze di una città che sembra portare in grembo ogni mondo possibile, e anche il seme di quelli che verrannoE trovare la vera voce di questa CittàMondo, che continua a modificare la sua veste, giorno dopo giorno, a ingrandirsi, a colpi di umanità…”

Mi trovo in piena sintonia con le idee e lo spirito di chi ha pensato questo festival; sono lontana da Milano e non potrò vivere gli eventi dal vivo, cercherò le notizie in internet, ma mi auguro che tanti milanesi aggiungano le loro voci a quelle dei loro concittadini – di nascita o di adozione – che per mesi hanno maturato l’idea e si sono messi “in viaggio” pagando di tasca propria, nel senso che nessuno di loro è pagato per quello che fa, e nel senso che vi ha contribuito con tutta la fatica, dedizione, passione che non possono mancare in iniziative di questo spessore. I presupposti insomma di un buon esito. Mi auguro soprattutto che ogni “voce” sia una nota di una partitura che oggi troppo spesso viene riposta nel cassetto: si chiama cultura. Dobbiamo ritrovarne gli accordi, reimparare a suonarla, vita per chi l’ascolta…