Lo sguardo di una donna dentro i corridoi di un carcere… e subito una proposta concreta per dare spazio a tanta energia umana: «Vorrei rendere utile la popolazione carceraria, quella non pericolosa, per i lavori di ripresa del territorio»

La donna è Paola Severino (Ministro di Giustizia del Governo italiano) e i “lavori di ripresa del territorio” significano aiuti nelle zone del recente terremoto. Necessaria la specificazione “non pericolosa”, tuttavia non sufficiente a demolire il muro di diffidenza e rifiuto nei confronti di chi ha sbagliato, ha un altro colore della pelle o viene considerato irrecuperabile, tanto che i diretti interessati, perlomeno una parte di loro, avevano gridato, anche in tv: “non li vogliamo”.

Nel carcere di massima sicurezza di Padova però, davanti a questo rifiuto, è scattata una rivolta silenziosa, spontanea, umanitaria; come un tam-tam di riscatto. È partita una raccolta di firme, accanto al nome di ognuno la cifra che poteva donare… una corrente di solidarietà tra persone di popoli e religioni diverse. Nella messa domenicale hanno così contribuito alla colletta nazionale della chiesa italiana.

Il conto corrente di V. ragazzo nero arrivato in Italia su un gommone, segnava 1,75 euro; li ha devoluti tutti per i terremotati. Traduzione: ora non potrà comprarsi nemmeno il dentifricio e la carta igienica…

La conclusione, alle parole di don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova, sul cui sito www.sullastradadiemmaus.it  ho trovato questa storia:

“Il terremoto è una calamità naturale. Del terremoto si può, però, parlare anche per metafora, per additare uno sconquasso interiore, una distruzione generale, un disastro dell’umano. Il carcerato conosce il peso delle macerie: per averle create e per doverle ora rimuovere e ripagare con la detenzione. Ma nulla può arrestare la grazia di Dio all’opera nei momenti più insperati e inattesi. Perché, schiacciato dal peso delle macerie e dei rimorsi, là dentro qualcuno ha intuito che saranno i gesti d’amore le uniche costruzioni che reggeranno alle calamità naturali e alle presunte certezze dell’uomo.”