“Nana le aveva detto che ogni fiocco di  neve era il sospiro di una donna infelice…che si raccoglievano a formare le nubi, e poi si spezzavano in minuti frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente. A ricordare di come soffrono le donne come noi…di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso”. Non è poesía quella di Khaled Hosseini nel romanzo “Mille splendidi soli. E soprattutto non è storia passata.

È di due giorni fa la notizia dell’esecuzione in Afghanistan di una donna accusata di adulterio con il video choc dei colpi di kalasnikov a distanza ravvicinata: raccapriccinate  l’applauso di oltre un centinaio di talebani (tra loro probabilmente anche i due uomini in questione) a fine esecuzione al grido “Dio è grande”.

Lo scorso giugno in Pakistan, in un affollato bazar di Peshawar, un commando di 4 uomini ha freddato a colpi di pistola Ghazala Javed, 24 anni, cantante pop, colpevole di cantare in lingua pashtun la libertà e l’uguaglianza per il suo paese e specialmente per le donne. Con lei ucciso anche il padre, “colpevole di non aver saputo riportarla sulla retta via”; per puro miracolo, illesa la sorella. Ghazala Javed era diventata un punto di riferimento; alla richiesta di smettere di cantare aveva opposto un netto rifiuto e nemmeno le minacce di morte l’avevano fermata. Siccome in Pakistan nessuno aveva il coraggio di farle incidere dischi, era andata a Dubai. Un’insubordinazione inaccettabile cha ha fatto di Ghazala un nemico pericolosissimo che andava eliminato quanto prima.

Eppure… e in questo eppure è nascosta una sconosciuta controcronaca, eppure qualcosa sta cambiando. Non solo perché i talebani suscitano rifiuto e ribellione anche negli uomini che non condividono le loro idee e il loro agire, ma soprattutto per la presa di coscienza delle donne, che passa prima di tutto attraverso l’informazione e la formazione. Così è di Mobina che dirige Rabia Balkhi Radio. Così è di Fatima Shefaie, giornalista a Radio Bayan West.

Fatima è la prima donna speaker di questa emittente dei militari del Comando regionale Ovest a guida italiana  della missione multinazionale Isaf. Sa che la sua attività è una sfida, ma sa anche che è un símbolo del cambiamento in atto e che molto può fare per le donne del suo paese. La sua attività all’interno della redazione è mirata allo svolgimento di compiti precisi: raccogliere e scrivere notizie su argomenti relativi allo sviluppo della società afghanadando maggior risalto a tutto quello che riguarda la donna, alla sua crescita futura all’interno della società ed al miglioramento dei propri diritti.

Chissà di quante morti non sappiamo… e chissà anche di quanti atti di riscatto non siamo a conoscenza, troppo preoccupati – con tutte le ragioni, beninteso! – della crisi che attanaglia l’Europa. Ma questo non ci giustifica, noi occidentali. Queste donne ci interpellano, non limitiamoci a condannare, non lasciamo che la violenza continui a cadere addosso a loro, soprattutto, non lasciamole sole!