Nagatal Gadam, un villaggio del cantone di Kadada, a una ventina di chilometri a ovest della capitale ciadiana N’Djamena, ha compiuto una scelta epocale e coraggiosa: per la prima volta ha nominato capo-villaggio una donna, Hadjé Mariam Haroun Batouré.

È accaduto a marzo, nell’ex sultanato indipendente di Baguirmi, al confine tra Ciad e Niger. Un territorio nella morsa della siccità, col lago Ciad che si sta prosciugando e con una molteplicità di rischi dovuti ai traffici di droga, armi ecc. e i relativi conflitti; senza parlare della “difficile” presenza di movimenti islamisti radicali. Un quadro tutt’altro che favorevole alla promozione dei diritti umani, figuriamoci quelli delle donne… Eppure, è accaduto. Hadjé Mariam succede al padre, morto lo scorso anno; proprio lei, nonostante i numerosi fratelli. I notabili, i gruppi che rappresentano le diverse classi d’età e i vari clan l’hanno scelta per le sue qualità personali.

Musica, danze, canti tipici e la lettura di sure del Corano hanno solennizzato in modo partecipato  e festoso  la cerimonia di intronizzazione, alla presenza di autorità religiose, politiche, amministrative e militari venute da tutto il Ciad. La  première dame del paese, Hinda Deby Itno, ha tenuto a inviare sul posto una propria rappresentante personale per marcare con forza il carattere eccezionale e simbolico di questa nomina. Mai era accaduto in tutta la storia della “chefferie” che una donna diventasse capo-villaggio. Hadjé Mariam ha certamente molti nemici – in primis i musulmani più conservatori – ma anche molti sostenitori, e non solo dentro il villaggio. Non si è imposta come donna a rivendicare ruoli e diritti; si sono imposte da sole le sue qualità e capacità. Un luminoso esempio, per il Ciad, per l’Africa, per le donne di tutto il mondo.

(foto Idriss)