« Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l’umanità » fu la famosa frase di Neil Armstrong, il primo uomo a posare il piede sulla luna, unico civile (fra l’altro) di tutti gli astronauti del programma Apollo. Era il 20 luglio del 1969. Ricordo benissimo quelle ore di attesa davanti alle tv, l’emozione  di sentirci parte di qualcosa di grande, un sogno che aveva accompagnato l’umanità di tutti i tempi. Ricordo persino com’ero vestita e pettinata quella sera, vedo gli amici con cui ci eravamo trovati in pizzeria per seguire “l’allunaggio”, ritrovo la sensazione di star seduta a tavolino, gli occhi incollati allo schermo… Era come se tutti insieme avessimo fatto quel piccolo-grande passo; oltre tutte le polemiche sui costi delle missioni spaziali restava la conquista di qualcosa che fino a quel momento era inaccessibile, restava che l’umanità aveva vinto una nuova sfida a suon d’intelligenza e di sacrificio.
Oggi le missioni spaziali non ci prendono (almeno alla maggioranza) più di una briciola di attenzione, abbiamo altre sfide che ci occupano, con priorità diverse a seconda dei valori che muovono la nostra vita. Ma visto che oggi è il 20 luglio, per non lasciar passare la data solo come un anniversario, provo a cercare il “messaggio” che mi arriva da quell’impronta posata sul suolo lunare. Forse ogni progresso, ogni nuova tappa ha bisogno di un piccolo-grande passo Quale ci è chiesto oggi? Quale mi è chiesto? Il suolo del 2012 è davvero pericoloso, ma bisogna avere il coraggio di metterci il piede, anzi tutti e due, bisogna camminare, anche in assenza di gravità… L’importante è non restare dentro l’astronave, o, peggio ancora, a terra. Se l’uomo è riuscito ad arrivare sulla luna, riuscirà anche ad uscire da questa crisi epocale. A suon di intelligenza, volontà, sacrificio. Ne sono convinta. Nemmeno lo spread, che proprio ora è di nuovo in salita, mi toglie questa certezza.