Diventa doppiamente raccapricciante la coincidenza di date: il massacro di Denver l’altro giorno e ieri il primo anniversario della strage compiuta da Breivik in Norvegia. Negli Stati Uniti c’è chi mette in guardia i media: cosa c’è da evitare nell’informare del fatto perché la notizia non stimoli all’emulazione. È necessaria questa coscienza, perché è facile gridare al mostro, ma la società intera deve interrogarsi sulle sue responsabilità nel generare persone che arrivano a gesti estremi di questo genere.

Dalla Norvegia mi sembra venga per tutti un segnale molto forte; nella commemorazione di ieri a Oslo il primo ministro Jens Stoltenberg ringraziava i suoi compatrioti per aver resistito alla tentazione di chiudersi in se stessi: “Un anno dopo, ci riuniamo, coscienti che quando dobbiamo, possiamo… Nelle ore  e nei giorni che seguirono il 22 luglio 2011 fummo una Nazione, uniti prima di tutto dalla commozione e dalla disperazione, e poi nella difesa irremovibile dell’umanità e della diversità…”

Quando dobbiamo, possiamo. Un messaggio da raccogliere, non solo nella tremenda occasione di una strage, ma anche di fronte a questo orizzonte oscuro che ogni mattina ci viene spiattellato davanti agli occhi e alle orecchie, quasi ci fosse una Forza apparentemente inafferrabile che sta remando in senso contrario, con l’intenzione di portarci là dove noi, gente comune, gente della strada non vogliamo andare. Ma per cambiare direzione, occorrono spinte ideali, motivazioni che ci fanno guardare un po’ più in su degli ammuffiti slogan (di vario colore) che parlano di “popolo” e di “solidarietà” senza sapere dove stiano di casa.

Stamattina ho riletto il discorso di Stoltenberg all’indomani della strage (lo riporto per intero qui sotto); mi richiama alla mente l’impressione che ebbi anni fa andando in Norvegia: un popolo mite (nel vero senso della parola), aperto, portato a cercare valori che uniscono…  Il primo ministro, sottolineando il trovarsi fianco a fianco, dice ad un certo punto “possiamo fare più cose come questa” . E ai giovani: “..Voi potete tenere vivo lo spirito di questa sera. Voi potete fare la differenza…” Non lasciamoci trasportare dalla corrente, facciamo questa differenza, dobbiamo farla per rischiarare almeno un po’ l’orizzonte di questa Europa maltrattata. Prestiamo orecchio al messaggio che ci viene da una terra europea: quando dobbiamo, possiamo…

 

Oslo 27 luglio 2011 – Discorso del Primo Ministro Jens Stoltenberg

“Miei cari,
che spettacolo!
Mi trovo faccia a faccia con la volontà del popolo.
Voi siete la volontà del popolo.
Migliaia e migliaia di norvegesi – a Oslo e in tutto il paese – fanno la stessa cosa stasera.
Occupano le strade, le piazze, gli spazio pubblici con lo stesso messaggio di sfida: abbiamo il cuore a pezzi, ma non ci arrendiamo.
Con queste fiaccole e queste rose mandiamo al mondo un messaggio: non permetteremo alla paura di piegarci, e non permetteremo alla paura della paura di farci tacere.

Il mare di gente che vedo oggi davanti a me e il calore che sento da tutto il paese mi convince che ho ragione.
La Norvegia ce la farà.
Il male può uccidere gli individui, ma non potrà mai sconfiggere un popolo intero.
Questa sera il popolo norvegese sta scrivendo la storia.
Con le armi più potenti del mondo – la libertà di parola e la democrazia – stiamo disegnando la Norvegia per il dopo 22 luglio 2011.

Ci saranno una Norvegia prima e una Norvegia dopo il 22 luglio.
Ma sta a noi decidere come sarà la Norvegia.
La Norvegia sarà riconoscibile.
La nostra risposta ha preso forza durante le ore, i giorni e le notti difficili che abbiamo dovuto affrontare, ed è ancora più forte questa sera: più apertura, più democrazia. Determinazione e forza.
Noi siamo questo. Questa è la Norvegia.
Ci riprenderemo la nostra sicurezza!

Dopo gli attacchi di Oslo e Utøya, abbiamo affrontato uniti lo shock, la disperazione e il lutto.
Continueremo a esserlo, ma non sarà sempre come è adesso.
Lentamente, qualcuno inizierà per primo a essere in grado di riaffrontare la vita di tutti i giorni. Per altri ci vorrà più tempo.
È importante che siano rispettate queste differenze. Tutte le forme di lutto sono ugualmente normali.

Dovremo comunque prenderci cura l’uno dell’altro.
Dimostrare che è qualcosa cui teniamo.
Dobbiamo parlare con quelli per cui è stata più dura.
Dobbiamo essere umani e fraterni.
Noi riuniti qui questa sera abbiamo un messaggio per tutti quelli che hanno perso qualcuno cui volevano bene: siamo qui per voi.

Guarderemo anche in avanti per la Norvegia dopo il 22 luglio 2011.
Dobbiamo fare attenzione a non arrivare a conclusioni affrettate mentre siamo un paese in lutto, ma ci sono alcune cose che ci possiamo promettere questa sera.

Prima di tutto, oltre tutto questo dolore, possiamo intravedere qualcosa di importante che ha messo le sue radici.
Ciò che vediamo questa sera potrebbe essere la più grande e la più importante marcia che il popolo norvegese abbia mai condotto insieme dalla Seconda guerra mondiale.
Una marcia per la democrazia, per la solidarietà e per la tolleranza.

Le persone in tutto il paese sono fianco a fianco in questo momento.
Possiamo imparare da questo. Possiamo fare più cose come questa.
Ognuno di noi puoi contribuire a costruire una democrazia un po’ più forte. Questo è ciò che vediamo ora qui.

In secondo luogo,
voglio dire questo a tutti i giovani raccolti qui.
Il massacro di Utøya è stato un attacco contro il sogno dei giovani di rendere il mondo un posto migliore.
I vostri sogni sono stati interrotti bruscamente.
Ma i vostri sogni possono essere esauditi.
Potete tenere vivo lo spirito di questa sera. Voi potete fare la differenza.
Fatelo!
Ho una semplice richiesta per voi.
Cercate di essere coinvolti. Di interessarvi.
Unitevi a una associazione. Partecipate ai dibattiti.
Andate a votare.
Le elezioni libere sono il gioiello di quella corona che è la democrazia.
Partecipando, voi state pronunciando un sì pieno alla democrazia.

Infine,
sono infinitamente grato di vivere in un paese dove, in un momento così critico, il popolo scende nelle strade con fiori e candele per proteggere la democrazia.
Per commemorare e onorare le persone che abbiamo perso.
Questo dimostra che Nordahl Grieg aveva ragione: «Siamo così pochi in questo paese, che ogni caduto è un fratello e un amico”.

Ci porteremo tutto questo con noi mentre iniziamo a mettere insieme la Norvegia del dopo 22 luglio 2011.
I nostri padri e le nostre madri ci avevano promesso: «Non ci sarà mai più un 9 aprile».
Oggi diciamo: «Non ci sarà mai più un altro 22 luglio».