Non posso non ascoltare: a pochi metri, risa e giochi di bambini, nella piscina dell’hotel a loro riservata. Alzo la testa e, approfittando degli occhiali da sole, mi sento spinta ad osservarli senza essere troppo indiscreta. Avranno 8-9 anni, una bambina e un bambino,  e si animano l’un l’altro a imparare cose nuove nell’acqua. Marina è instancabile, probabilmente ha visto il nuoto sincronizzato alle Olimpiadi e cerca di mettersi a testa in giù facendo evoluzioni. A un certo punto, entrano in acqua i papà: uno di loro porta aggrappato al collo il bambino più piccolo, come una scimmietta; prende dimestichezza con l’acqua ben protetto dal padre. L’altro padre – fratello, cognato, amico del primo? non importa – si aggiunge e tutti assieme giocano a lungo; le madri se li godono mentre arrostiscono al sole.

Mi sembrava di vedere un film, uno di quelli che ti ricreano perché ti comunicano cose belle. Ed era tutto vero! Tutti si stavano riposando. Assieme.

Che strano sentire in questi giorni domande a psicologi su come affrontare “lo stress del rientro”, al lavoro o a scuola. Ma a che ci servono le vacanze? Dovrebbe bastare il buon senso a suggerirci le modalità del vero riposo, che non è stordirsi facendo cose inusuali e nemmeno è “non fare nulla”. Ricrearsi esige tirar fuori dallo zaino quelle “vitamine” che forse abbiamo dimenticato di prendere durante l’anno: un buon libro, carta e penna – non il computer! – per raccontare qualcosa che ci è accaduto, scrivere un pensiero, una riflessione… aprire conversazioni non futili con familiari ed amici, giocare coi figli e – perché no? anche tra adulti. Vitamina V: volontà, verità, vita. Non aspettiamo che siano gli psicologi a dircelo, lasciamo che si occupino di situazioni oggettivamente gravi e patologiche!