Sono rimasta impietrita sulla sedia ieri sera, incapace di alzarmi e fare altro; troppo forte il reportage su una piaga di cui forse si parla troppo poco: il turismo sessuale. Il servizio era focalizzato in Cambogia – il paese chiave attualmente – sul lavoro di una ong che individua gli sfruttatori e li segue fino a riuscire a farli incriminare. Storie ed immagini agghiaccianti dove la miseria cancella ogni dignità e suo malgrado si fa complice di un delitto aberrante: rubare l’innocenza.

Stamattina ho cercato nel web notizie di ong e altri in lotta contro lo sfruttamento sessule di minori, per poterne parlare e farle conoscere. Ho incontrato ECPAT, acronimo di End Child Prostitution Pornography and Trafficking .

ECPAT è una onlus che si occupa di difendere i minori da questa forma di abuso, operando in questo campo fin dal 1990. Oltre alla lotta contro il turismo sessuale, ECPAT contrasta tutte le altre forme di schiavitù contemporanee: prostituzione, pornografia e tratta dei bambini a scopi di sfruttamento sessuale. E lo fa con una presenza abbastanza diffusa: è infatti presente in più di 70 Paesi nel mondo, attraverso organizzazioni che realizzarono progetti di recupero delle vittime, di prevenzione, e di informazione; ma anche azione di monitoraggio e promozione di leggi ad hoc.

Su 2,7 milioni di persone vittime di tratta nel mondo, 1,2 milioni sono bambini secondo i dati diffusi da ECPAT e relativi al 2011.  In Cambogia le mafie che organizzano il mercato della prostituzione, uno dei più proficui, sono particularmente forti; per questo ECPAT lo ritiene un paese-chiave per combattere questa forma di schiavitù e sta operando a Phnon Penh dal 2006 puntando sulla prevenzione per tenere i bambini a rischio lontani dal pericolo.

È di pochi giorni fa la notizia di una pièce preparata e interpretata dai bambini cambogiani dal titolo “Piccole anime salve”; su iniciativa di ECPAT, lo spettacolo è stato messo in scena per raccontare dello sfruttamento. I piccoli attori sono minori dei quartieri a rischio, così come gli spettatori; un modo diretto per renderli tutti coscienti del pericolo e perché a loro volta aiutino i coetanei, parenti ed amici, a proteggersi e a proteggere la comunità in cui vivono. Gli “attori” sono una trentina, dagli 8 ai 16 anni.

“Solo loro possono cambiare le cose” affermano da ECPAT. Sosteniamo queste iniziative, quanto e come possiamo, perché non sia lontano il giorno in cui non si vedano più sul lungofiume di Phnom Penh, a due passi dal Palazzo Reale, giovanissime ragazzine o adolescenti locali accompagnare uomini occidentali di età avanzata.