Due donne di oggi, di mondi apparentemente distanti e differenti. Non si conoscono, e probabilmente non si conosceranno mai, ma in questi giorni, assieme, ci stanno scuotendo da quella specie di insana “abitudine” alla violenza, alla prevaricazione, all’uccisione premeditata, al sopruso… che ci lascia inerti, quasi fossimo incapaci di reagire. Mentre siamo pronti a scendere in piazza per molto meno, al suono di facili slogan, con l’alibi di difendere qualche “ismo” che per di più ha fatto il suo tempo.

Malala e Rosanna hanno dato una sferzata alla nostra abulia, nel modo più convincente: coi fatti. «Dateci penne oppure i terroristi metteranno in mano alla mia generazione le armi» aveva scritto Malala nel suo blog, denunciando così i talebani che avevano vietato l’istruzione femminile e chiuso centinaia di scuole. Le penne fanno più paura delle armi a chi sa usare solo fucili e kalashnikov e crede di possedere il mondo rivendicando con orgoglio un vile attentato a una ragazzina indifesa.

Rosanna, colpita da proiettili ancora più feroci dei 14  che le hanno massacrato il fidanzato, ha il coraggio di emergere dall’abisso del suo dolore per dirci: «Non bisogna avere paura dei camorristi. Sono loro che devono avere paura di noi. Noi dobbiamo continuare a uscire per la strada a testa alta. Sono loro che si devono nascondere. Noi siamo di più». Parole che non s’improvvisano, gesti ispirati da una coscienza retta e libera.

Quante Malala, quante Rosanna ci sono nel mondo? Quanti – donne e uomini – facciamo parte di questa razza che nessuno riuscirà mai a estinguere e che forse non è cosciente che è la maggioranza? Perché è vero che  “siamo di più”. Non aspettiamo la tragedia per far sentire la nostra voce.