“La mamma che si prende cura di te”, in swahili è questo il significato di Mama Tunza, il nome col quale è conosciuta Mary Jasajala, una donna kenyota che, analfabeta e senza mezzi, non si è tirata indietro quando “l’emergenza” sotto l’aspetto di neonati abbandonati ha bussato alla sua porta.

Ho conosciuto ieri la sua storia, rimbalzata sui media qui in Spagna perché la Comunità Autonoma di Navarra le ha assegnato (foto) il Premio 2012 alla Solidarietà.

Mama Tunza viveva a Kibera, il quartiere più povero della periferia di Nairobi, con 4 figli e un lavoro di domestica; una notte del 1998, andando a buttare la spazzatura, trovò sul cumulo di rifiuti una nenata, la raccolse, la portò a casa e l’allattò. Dopo qualche giorno, un uomo le portò un altro neonato di poche settimane… poi gliene lasciarono un altro fuori della porta… una donna malata di AIDS, appena partorito, le lasciò il suo bimbo sieropositivo…

È cominciata così e da allora Mama Tunza ha accolto più di 350 bambini. Con le vicine ha praticamente allestito un centro di accoglienza che toglie i bambini dalla strada. Le sue risorse sono donazioni volontarie, dal Kenya e dall’estero. Toccante la storia di una ragazza irlandese di 17 anni:  dopo un viaggio in Kenya, le era stata diagnosticata una malattia mortale; lasciò scritto che il denaro della sua eredità fosse destinato a un’opera sociale in Africa e il padre venne così in contatto con Mama Tunza; grazie a Tara (questo il nome della ragazza) si è costruita una casa-scuola.

La somma del Premio Solidarietà di Navarra servirá ad installare elettricità e acqua corrente, ad accogliere più orfani, a pagare gli studi di alcuni di loro, a comprare cibo…

L’emergenza continua a bussare alla porta di Mama Tunza.

En español, he encontrado la historia de Mama Tunza en el blog El fotografo viajero; merece leerla y ver las fotos…