Sono un milione i bambini siriani rifugiati nei vari paesi confinanti. Con o senza i propri genitori e parenti. Perché li hanno perduti o perché hanno dovuro separarsene. È il tristissmo “record” raggiunto la scorsa settimana che Unicef ha denunciato, mentre l’ONU chiedeva ripetutamente alla Siria di poter investigare sull’uso di armi chimiche (oggi inizierà), gli Stati Uniti già lasciavano intendere che sono pronti all’intervento armato e la vecchia Europa ricorreva a soluzioni di embargo senza trovare una posizione comune…

E intanto, un milione di bambini pagano la follia degli adulti, una follia di ambo le parti in conflitto, perché la guerra è sempre tale, e in questo caso non è giustificabile, dopo i ripetuti, innumerevoli inviti a soluzioni diplomatiche e politiche, le uniche possibili secondo gli esperti.

Un milione significa una generazione intera, alla quale sono state bombardate sistematicamente le scuole per impedirne gli studi, per tagliare loro – e a una nazione intera – il futuro.

Ma la Siria è solo uno dei paesi con questi “record”. Poco più di due mesi fa l’ONU ha presentato il rapporto annuale sulla ”Condizione dei bambini nei Conflitti Armati”; la chiamano ”la lista della vergogna”: è l’elenco dei Paesi in cui i bambini sono vittime della guerra,dove sono violentati, uccisi, torturati, arruolati come combattenti, separati dalle loro famiglie, spesso costretti a tradirle.

L’ultima lista elenca le fazioni combattenti che disprezzano ogni legge umana e sfruttano e torturano i bambini. Sono 55, di cui 17 sono definite ”persistenti” in quanto continuano su questo cammino da oltre sette anni. Sono raggruppate insieme ai nuovi perpetratori sotto il titolo «Gruppi che arruolano o usano bambini, li uccidono o li mutilano, li stuprano o li molestano sessualmente, o li vessano attaccando le loro scuole o gli ospedali».

Nel 2002 il Consiglio di Sicurezza decise di rendere pubblica annualmente la lista, «per esporre alla vergogna» chi si macchia di tali atti. La denuncia ha in alcuni casi aperto la via perché la ONU potesse negoziare con i gruppi combattenti, riuscendo così a liberare migliaia di bambini che hanno potuto ricongiungersi con le loro famiglie. Alcuni passi avanti sono stati fatti, ad esempio in Sud Sudan, Myanmar, Congo… ma quest’anno, oltre alla Siria, si sono aggiunti alla lista Afghanistan e Mali. In questi tre paesi, oltre a colpire i bambini, si produce un fenomeno gravissimo anche per le sue ripercussioni: vengono attaccate le scuole e gli insegnanti. In Mali l’86% dei bambini non ha una scuola, in Afghanistan gli estremisti arrivano a uccidere gli insegnanti e a intimidire i genitori.  Qualunque forma di dittatura ha paura dell’educazione, sa che l’ignoranza permette di sottomettere un popolo e di fomentare il fanatismo…

Possiamo dormire  tranquilli sapendo che nel mondo c’è chi vuole azzerare intere generazioni?