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Coi piedi nel fango

posted by adrian 24 abril, 2014 0 comments

Ieri mattina, in redazione. Stavo per pubblicare una notizia molto dura: nel Sud Sudan migliaia di persone dispongono di un solo litro di acqua potabile al giorno. Era l’allarme di una delle organizzazioni delle Nazioni Unite; l’insicurezza per i continui attacchi e l’inizio della stagione delle piogge rendono molto difficoltoso il passaggio dei camion che trasportano l’acqua. Cercando una foto per mettere la notizia in prima pagina, mi si è stretto lo stomaco vedendo per l’ennesima volta che le vittime maggiormente colpite sono i più indifesi: i bambini. Non sono stati risparmiati nell’ultima strage a Bentiu della scorsa settimana, nemmeno gli anziani e nemmeno le donne incinte.

Di questa tragedia, poche tracce nei media; solo oggi un tg ha dato la notizia in una supersintesi di parole e immagini, troppo veloci perché il telespettatore medio possa rendersi conto di ciò che sta accadendo a pochissime ore di volo dalle nostre città.

E questo è solo un esempio.

Guardo nella foto questi piedi affondati nel fango e mi riesce impossibile anche solo il pensare come potrei sopravvivere in simili condizioni. Eppure loro devono farlo. Ma hanno bisogno di aiuto per non affondare in questa palude generata da molti colpevoli. Hanno bisogno di tutto, materialmente, e che si parli di loro per farcela a venirne fuori. Hanno bisogno di noi.

Sí, di noi occidentali, figli del benessere, coi piedi affondati in un altro fango: l’abitudine alla miseria altrui,  l’indifferenza verso chi vive veramente in povertà anche nell’appartamento accanto, la cecità dell’egoismo di massa. Scrolliamoci via questo fango recuperando generosità, sensibilità, umanità… Ricominciamo  a credere che il mondo può cambiare, che dipende da noi dare un’altra direzione al corso degli avvenimenti, dipende da noi frenare le guerre e la fame.  Ce lo stanno chiedendo, e sono milioni. Hanno bisogno di noi. Ma forse, e ancora di più, siamo noi che abbiamo bisogno di loro, per uscire dal fango…

 

(foto: ACNUR)

 

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