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L’uomo che non si fermò a Eboli

posted by adrian 27 agosto, 2012 0 comments

Ricordo sempre con gratitudine la mia prof di lettere del ginnasio: c’insegnava ad entrare dentro un libro e il suo autore con  curiosità, voglia d’imparare e un rispetto profondo – non privo di sana critica – per il mondo interiore ed esteriore con cui lo scrittore ci metteva a contatto, non rare volte in sinergia. Uno di questi autori fu Carlo Levi con il suo “Cristo si è fermato a Eboli”. Qualche sera fa un canale della tv spagnola ha mandato in onda l’omonimo film del 1979, per la regia di Francesco Rosi, protagonista Gianmaria Volontè. Alla sceneggiatura, oltre al regista, avevano lavorato Raffaele La Capria e Tonino Guerra. Fermo restando che un film non riuscirà mai a trasmetterti tutto quanto ricevi da un libro, dove puoi fermarti quando lo sentí necessario  e lasciare che le parole entrino dentro di te e ti raggiungano fin nei corridoi più solitari della tua mente e della tua coscienza, devo dire che a me la pellicola ha dato molto. Non avevo più riletto il libro dai tempi del ginnasio, e mi è sembrato di un’attualità sconvolgente, pur raccontando di un tempo e un luogo precisi. Mi è nata una profonda gratitudine a Carlo Levi: per ciò che ha vissuto, per “come” lo ha vissuto, e per avercelo donato, universalizzandolo. Ho percepito autentica quella “contemporaneità infinita dei tempi e dei destini” – per usare un’espressione di Levi nella prefazione a una nuova edizione del libro da parte di Einaudi 18 anni dopo la prima – e mi sono immedesimata con “quel giovane ignoto e ancora da farsi” che doveva “trovarsi nell’altrove, nell’altro da sé, e scoprire la storia fuori della storia, e il tempo fuori del tempo, e il dolore prima delle cose, e se stesso, fuori dello specchio dell’ acque di Narciso, negli uomini, sulla terra arida…”

Nella stessa prefazione, in cui Carlo Levi si rivolge a Giulio Einaudi, dice ad un certo punto, riferendosi agli anni di guerra in cui a Firenze scrisse “Cristo si è fermato a Eboli”: “Ogni momento, allora, poteva essere l’ultimo, era in sé l’ultimo e il solo: non v’era posto per ornamenti, esperimenti, letteratura: ma soltanto per la verità reale, nelle cose e al di là delle cose. E per l’amore, sempre troncato e indifeso, ma tale da tenere insieme, lui solo, un mondo che, senza di esso, si sarebbe sciolto e annullato…”

E oggi, in questa fine di agosto 2012, guardando questo mondo che ora come allora rischia di sciogliersi, mi convinco ancora una volta che sarà solo l’ amore a impedire che venga distrutto, se saremo capaci di non fermarci a “Eboli”, ma di viaggiare oltre, dentro il dolore degli uomini, sulla terra arida, in tutte le Lucanie di ogni angolo della terra.

 

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