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Aspettando un semaforo verde

posted by adrian 14 mayo, 2013 0 comments

Ricevo una mail e leggo: “Ero sul marciapiede aspettando il semaforo verde; accanto a me una signora cieca. Arrivano alcune ragazze e senza pensare attraversano la strada col semaforo rosso; la signora, sentendo i passi, pensa di poter andare…  mi accorgo che sta per muoversi e la fermo: “Aspetti, è rosso!” Così abbiamo aspettato assieme e assieme abbiamo attraversato la strada. Mi ha ringraziato. Mentre torno a casa, non mi esce dalla mente l’ accaduto: mi rendo conto che ognuno di noi è responsabile dei propri atti non solo di fronte a se stesso, ma anche di fronte agli altri, alle persone che ci passano accanto, anche solo per pochi attimi. E che i nostri atteggiamenti individualisti danneggiano sì noi stessi, ma quel che è peggio, fanno ancora più danno agli altri. Mi viene da pensare: essere per gli altri; di più: essere negli altri…”

 

 Mi ha fatto bene leggere queste righe, soprattutto le ultimissime parole: essere negli altri, riuscire cioè a immedesimarci nella persona che ci sta di fronte fino a comprendere e anticipare le sue reazioni, i suoi movimenti, le sue necessità. Anche quando si tratta di un passante occasionale. Ripasso la mia giornata:  stamattina, quando anch’io ho attraversato col rosso perchè non veniva nessuno, l’avrò fatto magari davanti a dei bambini? E che cosa avranno imparato da me? E la cassiera del supermercato, mi ricordo che faccia aveva? E l’autista dell’autobus, l’ho salutato con un “buongiorno” sincero che forse l’avrebbe aiutato a scrollarsi di dosso un po’ di nervosismo mentre è alla guida?

 

Qualcuno può chiamarle “buone azioni” da boy-scouts (a parte il fatto che meritano tutto il rispetto e magari c’impegnassimo tutti a farne 4 o 5 al giorno!), ma credo siano l’abc dell’esercizio della cittadinanza, che altrimenti resta una bella parola, relegata nei protocolli delle istituzioni.

Meno male, credetemi,  c’è tanta gente della stoffa della mia amica della mail… ma ne occorre molta e molta  di più, se non vogliamo più leggere storie come quella delle tre ragazze prigioniere e schiavizzate da un folle bruto per 10 anni, senza che nessuno nelle case attorno se ne rendesse conto.

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