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E se tornassimo tutti ad essere “normali”?

posted by adrian 5 septiembre, 2013 0 comments

Il camionista che domenica scorsa ha messo il suo tir di traverso sbarrando il flusso di macchine dell’A4 per salvare, facendo da scudo, una bambina gravemente ferita sbalzata fuori dall’auto su cui viaggiava, ha fatto notizia. Nella concitazione del momento e nella corsa per salvare la vita della bimba, i genitori non si erano accorti che lui, il camionista, nel frattempo se n’era andato, continuando il suo lavoro. È iniziata così la ricerca di questo “eroe” sconosciuto.

Ieri sera ho saputo l’epilogo su RaiNews: un ventinovenne di origine rumena era il protagonista di questo atto determinante per la vita di una bambina di 8, figlia di marocchini. E già questo “cuadro” ci suggerisce molte riflessioni, riscattando l’immagine di un popolo dal pregiudizio di cui molti l’hanno coperta.

Ma ciò che mi sembra strano, è l’atteggiamento dei giornalisti, che nei toni sembra parlino di fatti compiuti da marziani, mentre Ion – così si chiama il camionista – deve appartenere a quella razza in apparente via di estinzione, dei “Normali”. Per questo se n’era andato: aveva fatto quello che era logico fare in quel frangente, con prontezza di spirito, reagendo intelligentemente a una situazione di emergenza, dopodiché aveva ripreso la guida del suo TIR.

Cos’è che attira in questa normalità? Io penso l’attenzione all’altro, agli altri come condotta di vita, quella dunque che non s’improvvisa ma muove le 24 ore della giornata. Quella stessa attenzione che muove papa Francesco a telefonare a una donna argentina vittima di violenza. Atti che ci stupiscono, eppure così normali, alla portata di tutti. Dipendono solo da noi.

Scriveva alcuni giorni fa Furio Colombo su “Il Fatto Quotidiano”: “Per fortuna c’è Francesco, un uomo sano e normale che di mestiere fa il Papa…  non passa il tempo a dire che ci vogliono riforme. Le fa subito, con te, davanti a te, mentre ti parla. Perché in quel modo di vederti e di parlarti cambia tutto, lì, sul momento, insieme…”

E se tornassimo tutti ad essere “normali”?

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