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Davanti al banco del pesce…

posted by adrian 21 abril, 2012 0 comments

Stamattina ero a Jeréz, al mercato, anzi: al mercado central de abastos. Ogni volta che ci vado resto a bocca aperta: frutta e verdura che – lo si vede solo dal colore – proviene direttamente dagli orti di chi la vende, a prezzi che mi lasciano ancora di più strabiliata: “Così poco?” mi esce spontaneo, prima di rendermi conto che sto facendo una gaffe. Ma la cosa che mi fa letteralmente impazzire solo a vederla è il pesce: tantissimi banchi con pesce freschissimo: tonno, nasello, calamari, spigola, sardine, orate, pesce spada… Ogni banco col suo numero e il nome del proprietario, così sai come si chiama chi ti sta servendo. Ognuno ha il suo stile e tutti devono fare il loro mestiere, cioè vendere. Ma al banco dove ero in coda per comprare un po’ di emperador, quasi subito mi sono accorta che Luis (così era scritto sull’insegna) aveva qualcosa di diverso, direi “una marcia in più”. Fisionomia tipicamente gitana, tagliava il pesce con mano sicurissima, pulendolo con attenzione, rapido ma senza fretta, rivolgendosi al cliente con gentilezza. Man mano che tagliava le fette, le disponeva sul tavolo, leggermente sovrapposte e poi chiedeva se così andavano bene e a chi le voleva sottolissime per particolari ricette, le tagliava con maestria impagabile dello spessore richiesto. Ogni tanto prendeva l’asciugamano e si lavava le mani e l’avambraccio, con gesti quasi solenni… Guardava negli occhi ciascun cliente e salutava ringraziando, aggiungendo qualche parola non di pura cortesia…
Mi sono sorpresa a pensare che il vederlo lavorare mi pareva un rito, mi trasmetteva qualcosa di sacro. No, non ho sbagliato parola: Luis, solo (!) facendo il suo lavoro mi ha fatto respirare dignità, mi ha detto, senza parole, il senso del lavorare e della fatica che il lavoro comporta. Anche se era lì da molte ore, trattava ogni cliente come fosse stato il primo. E non è poco, scusate!
Quante cose mi hai comunicato, Luís! Tu non lo sai, ma mi sei sembrato un vero artista, perché nei tuoi gesti ho visto quel guizzo di creatività, di inventiva, di bellezza di chi ha capito la vita.

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