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Solidarietà coartata

posted by adrian 16 agosto, 2013 0 comments

In questa metà di agosto troppo turbolenta in troppe parti del mondo, si è aggiunta una notizia grave e sconcertante: Medici senza Frontiere si vede costretta, dopo 22 anni, ad abbandonare ogni progetto in Somalia. “…il sostegno e la tolleranza di gruppi armati e autorità civili ai violenti attacchi contro MSF, ledono le garanzie minime di sicurezza necessarie per mantenere i programmi di assistenza…” si legge nel comunicato diffuso due giorni fa.

L’estrema necessità medica in cui versa la Somalia aveva finora spinto il personale a tollerare un altissimo rischio, soprattutto a carico dei membri somali della ong, ma dopo l’uccisione di 14 membri, rapimenti, attacchi al personale, alle ambulanze e alle strutture mediche, la decisione si è resa inevitabile. La Somalia era l’unico paese dell’area di azione di MSF in cui il personale doveva utilizzare guardie armate e in cui aveva dovuto accettare grossi compromessi ai propri principi operativi di indipendenza e imparzialità, pur di poter agire. Ma l’azione umanitaria richiede almeno un minimo riconoscimento del valore del lavoro di medici e operatori e che le parti in conflitto accettino questa azione. Cosa che in Somalia è venuta a mancare da troppo tempo.

 

La conseguenza più pesante? Centinaia di migliaia di civili somali ora sono esclusi dall’aiuto umanitario. Più di 1.500 persone fornivano loro una vasta gamma di servizi tra cui servizi sanitari di base gratuiti, trattamenti per la malnutrizione, salute materna, chirurgia, risposta alle epidemie, campagne di vaccinazione, fornitura d’acqua e generi di prima necessità. Nel solo 2012, MSF ha effettuato più di 624.000 visite mediche, ricoverato 41.100 pazienti negli ospedali, curato 30.090 bambini malnutriti, vaccinato 58.620 persone e fatto nascere 7.300 bambini. Solo per citare alcune cifre.

Una buona parte della popolazione somala ha conosciuto solo guerra e/o carestia, ora si vede privata anche dei diritti fondamentali. I principali colpevoli sono loro connazionali. Ma la comunità internazionale non ha nulla da dire? Anche il silenzio non è forse complicità e responsabilità?

 

(foto: web di Medici senza Frontiere)

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