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“Miei buoni signori, questa è la Sacra Famiglia”

posted by adrian 24 diciembre, 2012 1 Comment

Come diceva Gandhi, se auguriamo a qualcuno Buon Natale senza dare a queste parole un senso profondo, l’augurio rimarrà una semplice e vuota formula. In questi giorni mi sono ricordata di uno scritto che mi aveva molto colpito per il suo contenuto, considerato l’autore. Lo riporto qui (uno stralcio), per chi non lo conoscesse, sperando vi arrivi con l’intenzione con cui lo propongo: dirvi, a tutti e a ciascuno, un sincero

BUON NATALE!

“È Dio, e mi assomiglia” di J. P. Sartre

È il Natale del 1940 e Sartre, detenuto in un campo di prigionia, scrive una storia per i suoi compagni.

“Siccome oggi è Natale, avete il diritto di esigere che vi si mostri il presepe. Eccolo… La Vergine è pallida e guarda il bambino. Ciò che bisognerebbe dipingere sul suo viso è uno stupore ansioso che non è apparso che una volta su un viso umano. Poiché il Cristo è il suo bambino, la carne della sua carne, e il frutto del suo ventre. L’ha portato nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio. E in certi momenti la tentazione è così forte che dimentica che è Dio. Lo stringe tra le sue braccia e dice: piccolo mio!

Ma in altri momenti rimane interdetta e pensa: Dio è là e si sente presa da un orrore religioso per questo Dio muto, per questo bambino terrificante. Poiché tutte le madri sono così attratte a momenti davanti a questo frammento ribelle della loro carne che è il loro bambino e si sentono in esilio davanti a questa nuova vita che è stata fatta con la loro vita e che popolano di pensieri estranei.

Ma nessun bambino è stato più crudelmente e più rapidamente strappato a sua madre poiché egli è Dio ed è oltre tutto ciò che lei può immaginare. Ed è una dura prova per una madre aver vergogna di sé e della dura condizione umana davanti a suo figlio. Ma penso che ci siano anche altri momenti, rapidi e difficili, in cui sente nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che è Dio. Lo guarda e pensa: “Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. È fatta di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Mi rassomiglia. È Dio e mi assomiglia”.

E nessuna donna ha avuto dalla sorte il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolo che si può prendere nelle braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e che vive. Ed è in quei momenti che dipingerei Maria, se fossi pittore, e cercherei di rendere l’espressione di tenera audacia e timidezza con cui protende il dito per toccare la dolce piccola pelle di questo bambino-Dio di cui sente sulle ginocchia il peso tiepido e che le sorride.

E Giuseppe? Giuseppe non lo dipingerei. Non mostrerei che un’ombra in fondo al pagliaio e due occhi brillanti. Poiché non so cosa dire di Giuseppe e Giuseppe non sa cosa dire di se stesso. Adora ed è felice di adorare e si sente un po’ in esilio. Credo che soffra senza confessarselo. Soffre perché vede quanto la donna che ama assomigli a Dio, quanto già sia vicino a Dio. Poiché Dio è scoppiato come una bomba nell’intimità di questa famiglia. Giuseppe e Maria sono separati per sempre da questo incendio di luce. E tutta la vita di Giuseppe, immagino,sarà per imparare ad accettare.

Miei buoni signori, questa è la Sacra Famiglia.”

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1 Comment

Francesco 17 enero, 2013 at 7:43 am

Bellissima:

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