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(S)Cortesia e mezzi di comunicazione

posted by adrian 21 enero, 2013 0 comments

Mi capita più volte di cambiare canale – o spegnere la tv – quando, sia pure nel mezzo di un dibattito dal tema interessante, i toni si alzano: a volte gli invitati, a volte il/la giornalista, a volte entrambi in pochissimi minuti riescono a creare un clima avvelenato, aggressivo, irrispettoso… L’altro è sempre e solo “il nemico”; anziché parlare, si urla; e si urla tutti assieme, cosicché nessuno capisce nulla, nemmeno loro, i protagonisti, i cosiddetti esperti di turno. Figuriamoci noi, poveri mortali…

È un fenomeno abbastanza generalizzato questo del linguaggio di basso profilo, ed anche per questo seriamente preoccupante; una sorta di virus, che, se ti attacca, fatichi a toglierti. Alcuni anni fa la maleducazione televisiva(definiamola così, anche se in buona parte dei casi è un eufemismo) frequentava le ore notturne, poi ha cominciato a sforare, invadendo i palinsesti, arrivando a legittimarsi come vera e propria strategia di audience. L’epidemia sembra più contenuta nell’informazione scritta (su carta o digitale) anche se c’è il trabocchetto: permettere a chi ti commenta di esprimersi “liberamente” (traduci “aggressivamente”, sempre per usare eufemismi), perché anche questo fa audience.

La tv contagia, non inganniamoci: lo vedi una volta, lo vedi due… e finisci con l’abituarti, sì, proprio tu, a usare lo stesso linguaggio nei comportamenti della tua giornata. Ma non scoraggiamoci, l’antidoto c’è, ce l’abbiamo dentro, basta attivare il sistema immunitario. Prima di tutto, chiariamo una cosa: se si urla per difendere un’idea, significa che non abbiamo argomenti validi per farlo; se li avessimo, li esporremmo con calma, apportando motivazioni e considerazioni, intelligenti quanto basta per farci ascoltare, pronti a nostra volta ad ascoltare il contributo degli interlocutori, anch’essi intelligenti e interessanti. Credo che già questo esercizio ci disintossicherebbe. Il nostro linguaggio proietta la nostra immagine per cui, non dimentichiamo: il nostro modo di parlare è come una foto che chi ci incontra si porta a casa, una foto firmata, con autografo!

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