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Invictus

posted by adrian 25 febrero, 2012 0 comments

Stamattina su Twitter ho visto la notizia del ricovero in ospedale di Nelson Mandela ed è di stasera quella del suo miglioramento. Di fronte alla probabilità che persone come lui ci lascino, ci sentiamo un po’ più soli, un po’ più poveri… Sono tempi in cui abbiamo bisogno di figure di riferimento e sembra sia una razza in via di estinzione, purtroppo!

Mi è tornata alla mente la poesia che Mandela ripeteva a se stesso negli interminabili anni di carcere, che ha dato il titolo al film di Clint Eastwood, “Invictus”. I versi del poeta inglese William Ernest Henley sono del 1875 ma sembrano scritti su misura per “Madiba”. Me li rileggo in questo fine settimana, grata a tutti coloro che hanno saputo e sanno incarnarli, come Mandela, e che brillano nel firmamento di questo “povero” mondo come astri della cui luce non possiamo fare a meno.

INVICTUS

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come il pozzo senza fondo che va da un polo all’altro,
Ringrazio qualunque dio possa esistere
Per la mia anima indomabile.

Nella stretta morsa delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho gridato
Sotto i colpi avversi della fortuna
Il mio capo sanguina, ma non si china.

Oltre questo luogo di rabbia e lacrime
Incombe solo l’orrore delle ombre
Eppure minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

INVICTUS

El poema de William Ernest Henley (escrito en el año 1875),  es el poema que Nelson Mandela se recitaba a sí mismo cuando llegaban los momentos peores a lo largo de su terrible cautiverio en prisiones sudafricanas por su lucha contra el racismo y el apartheid.

Más allá de la noche que me cubre
negra como el abismo insondable,
doy gracias a los dioses que pudieran existir
por mi alma invicta.
En las azarosas garras de las circunstancias
nunca me he lamentado ni he pestañeado.
Sometido a los golpes del destino
mi cabeza está ensangrentada, pero erguida.
Más allá de este lugar de cólera y lágrimas
donde yace el Horror de la Sombra,
la amenaza de los años
me encuentra, y me encontrará, sin miedo.
No importa cuán estrecho sea el portal,
cuán cargada de castigos la sentencia,
soy el amo de mi destino:
soy el capitán de mi alma.

 

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