El otro somos nosotros

Milano, i panettoni e San Vittore

 “I liquidi hanno una proprietà magica, non li puoi comprimere, la pressione che esercitano è enorme, spostano montagne…” Così sono i giovani, scrive don Pietro Raimondi, cappellano del carcere di San Vittore, il 22 dicembre scorso in una “riflessione a caldo”, come lui la chiama, dopo un’iniziativa che ha rotto gli schemi della consuetudine. Donare il panettone ai detenuti del carcere di San Vittore a Milano poteva infatti diventare un gesto istituzionale, di abitudine, “sempre lo stesso offerente, con lo stesso furgone della stessa ditta…” Invece no. Un gruppo di giovani ha preso un’altra onda: “Non compreremo nemmeno un panettone né cercheremo chi faccia una donazione massiccia. Parleremo di quel mondo oscuro che sta dietro il muro di cinta. Parleremo per le strade, nelle scuole, agli amici ed in famiglia. Parleremo di loro, di quelli che non ci importa se sono buoni o cattivi, colpevoli o innocenti, ma che certo hanno bisogno di un gesto di amore.”

La risposta? Oltremisura: si puntava a 450 panettoni, uno per cella. Sono diventati presto 500, poi 1000, infine 1400 e poi si è perso il conto. Il 22 dicembre nel carcere c’erano 1553 uomini e 96 donne, senza contare gli agenti e gli operatori. E pare che tutti abbiano ricevuto un dono… C’era una luce negli occhi dei giovani che distribuivano i panettoni e portavaso anche il sorriso di chi li aveva donati, una luce che è entrata nel buio di ogni cella suscitando stupore, gioia, gratitudine in chi da tanto tempo non aveva visto altri che le guardie o i compagni di cella.

Chi aveva veramente ricevuto? Chi aveva donato? Ciò che più importa è che il 22 dicembre è accaduto un piccolo, silenzioso, ma vero “miracolo a Milano”.

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