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Teniamo alta la bandiera…

Veder bruciare una bandiera mi fa un certo effetto, ma pare stia diventando di moda e quindi entri in quella sfera di comodo relativismo in cui tutto è permesso. Era successo in Italia, in occasione della festa della repubblica il 2 giugno, è successo in questi giorni qui in Spagna, in Catalunya, dove oltre alla bandiera spagnola e a quella francese, è stata bruciata (messa a testa in giù) una foto del re Juan Carlos.

Fatti che preoccupano, soprattutto quando si applicano misure diverse (o nessuna misura) di condanna a seconda delle parti in causa. Non entro in merito alle questioni – certamente legittime in origine – in cui trovano terreno queste manifestazioni. Mi limito solo a stigmatizzare il fatto in sé; condanno anche chi brucia una bandiera siria, per protesta contro il dittatore Bashar al Assad, e mi spiego: una bandiera non è uno straccio colorato, è simbolo di un intero popolo ed è questo popolo che va rispettato, con la sua storia, le sue tradizioni, la sua cultura. Anche se chi lo governa è in questo momento un dittatore.

Qui in Spagna però, ed anche in Italia, non abbiamo una dittatura; a maggior ragione perciò questi fenomeni mi sembrano ancora più inquietanti, estremamente pericolosi. Non possiamo tacere, come se non ci riguardasse; dobbiamo reagire facendo sentire la nostra condanna di questo tipo d’intolleranza, altrimenti diventiamo complici della tremenda malattia contemporanea che si chiama relativismo; tanto più subdola perché si giustifica con una falsa libertà di espressione.

«La mia libertà finisce dove inizia quella degli altri», diceva Sartre; converrebbe ricordarcelo: nei nostri pensieri, nelle nostre parole, nelle nostre azioni.

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