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Semplicemente Francesco

posted by adrian 19 marzo, 2013 0 comments

È quello che tutti sentiamo: il nuovo papa è entrato nelle nostre vite, padre fratello amico… in ogni caso, vicino. Il papa della porta accanto, qualcuno ha detto. Esattamente una settimana fa, a questa stessa ora in cui sto scrivendo queste righe, si affacciava sulla piazza gremita in attesa e salutava con un “buona sera”. Quell’inchinarsi poi chiedendo la preghiera del popolo valeva quanto un’enciclica. Me lo sono immaginato, dopo la cena con gli altri cardinali, tornare all’alloggio in minibus! Il giorno dopo, macchina della gendarmeria, un mazzolino di fiori alla Salus Populi Romani che ha posato lui stesso sull’altare, la sosta per pagare il conto che ha mandato in visibilio i media… Ai giornalisti addirittura dice “vi voglio bene”, poteva essere più spiazzante? Augura “buon pranzo” al termine dell’Angelus domenicale e a molti sarà parso di portarselo a casa, a sedere alla stessa tavola. Tiene la sua croce di ferro, le scarpe che gli abbiamo visto finora sono nere e continueranno ad esserlo; e in quanto all’anello, lo ha voluto d’argento dorato, il più semplice che gli è stato possibile domandare…

Stamattina presto, ha telefonato in Argentina, al rettore della cattedrale di Buenos Aires: “Ciao Alejandro, sono io”, e la sua voce è arrivata alla migliaia di persone che stipavano la plaza de Mayo: “So che siete in piazza… grazie per le preghiere”.
Ogni gesto è importante, per il papa; ogni parola ha un peso e per questo converrà rileggere, riflettere e meditare l’omelia di oggi, abissale nella sostanza e semplice nella forma, così come è Francesco. Sì, perche persino ai responsabili dei media vaticani a volte sfugge e lo chiamano semplicemente “Francesco”!

E Francesco era sempre se stesso, nei saluti interminabili a presidenti, governanti, autorità che in fila aspettavano di avvicinarsi; per lui, ognuno era come il primo, perchè non accennava il minimo segno di stanchezza, e chissà quanta ne avvertiva dopo ore così intense. Salutato l’ultimo, già stava andando via, quando ha fatto dietrofront: aveva dimenticato di salutare il personale della Basilica e gli addetti a vari servizi che erano lì a lato delle transenne: una gioia incontenibile sui volti…

Stasera, l’ho letto qualche minuto fa, poco dopo le 17, Francesco ha telefonato a Castelgandolfo, al papa emerito; nella festa di San Giuseppe, le prime parole dell’omelia di stamattina erano state gli auguri a Josef Ratzinger, ma ha voluto esprimerglieli personalmente, a voce. È un mio pensiero, niente più, ma dopo questa prima settimana, mi sembra di cogliere ancora di più la portata della rinuncia di Benedetto,  che probabilmente avvertiva nel suo cuore la spinto dello Spirito ad aprire una nuova Pagina nella Chiesa. E ha trovato il modo perché questo si realizzasse. Ognuno ha un suo disegno da compiere, unico e irripetibile, a volte anche misterioso, e tutti i 266 papi che finora abbiamo avuto, insieme, nessuno escluso, tracciano un filo d’oro che da oltre duemila anni non si è spezzato.

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