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Capitani coraggiosi

posted by adrian 20 enero, 2012 0 comments

Ricordo la prima volta che vidi il film con Spencer Tracy tratto dal libro di Kipling, ero bambina, ma mi s’incollò nel cuore l’immagine del marinaio Manuel che muore continuando a sorridere al ragazzo viziato a cui aveva cambiato la vita… Harvey non dimenticherà mai l’amico; con lui e tutti gli membri dell’equipaggio – il burbero capitano, il cuoco, il mozzo… – ha imparato il valore della fatica, del denaro guadagnato col sudore. Ha imparato ad apprezzare la lealtà e la solidarietà degli uomini di mare, gente di poche parole, ma con grande coraggio.  Tutto questo trasforma Harvey in un giovane maturo e consapevole.
Inutile spiegare che questi ricordi mi sono affiorati alla mente leggendo le dure cronache di questi giorni sulla tragedia del “Concordia”.  Mi disturba, anzi mi disgusta e mi umilia il tono che prevale nei media e nei social-networks: facile invettiva contro la vigliaccheria (altrui!) e altrettanto facile celebrazione di “eroi” che altro non hanno fatto se non il proprio dovere (con tutto il rispetto!).
In confronto, poco, pochissimo spazio invece a chi davvero ha compiuto atti di eroismo rischiando la vita per salvare i 4000 a bordo della nave: il commisario di bordo che dall’ospedale racconta ciò che ha fatto come la cosa “normale” e logica: salvare vite umane. E i tanti membri dell’equipaggio che hanno fatto lo stesso e in gran parte rimarranno ignoti. Nel deplorare il comportamento di Schettino mi ripeto che anch’io ho dentro una buona dose di vigliaccheria e nell’ammirare il commissario di bordo, mi dico che anch’io posso fare altrettanto ogni giorno senza aspettare di trovarmi su una nave in naufragio, magari solo andando in aiuto del vicino di casa.
“Per essere eroi basta un giorno, galantuomo bisogna esserlo tutta la vita” recita un aforisma. Galantuomo (purtroppo non c’è l’equivalente al femminile, ma si riferisce ovviamente all’essere umano, non al sesso): cioè uomo onesto, corretto, di parola. Ossia come tutti dovremmo essere, “normalmente”. Ma quando questa “normalità” assurgerà all’onore della cronaca?

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