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Una buona annata

posted by Anna 1 febrero, 2019 0 comments

Siamo quelli nati (almeno in Europa) in un tempo di pace, dopo la guerra vissuta dai nostri genitori adolescenti o giovanissimi.

Ci riconosciamo nella generazione del ’68 – eravamo i più giovani – e condividevamo – molto, poco, in parte – l’anelito al cambiamento che la caratterizzava.

Poi ci sono passati sopra gli anni di piombo, il terrorismo, le stragi.

Abbiamo visto cadere i muri e abbiamo sognato la “casa comune europea”.

Siamo entrati nel nuovo millennio con aspettative profonde.

Non avremmo mai immaginato che la guerra si sarebbe globalizzata sotto forma di terrorismo fondamentalista.

Non ci siamo tirati indietro al cambio di chip che ci hanno chiesto le nuove tecnologie.

Oggi dicono di noi che siamo più giovani dei nostri anni anagrafici, che siamo come i quarantenni degli anni 60.

Ma siamo sempre noi: quelli che hanno imparato a scrivere con la penna e l’inchiostro ed ora smanettiamo sullo smartphone.

E soprattutto: siamo quelli che continuano a credere che i muri si possono abbattere e che un mondo più giusto è possibile. È questo che ci dà la forza di alzarci ogni mattina e di rimboccarci le maniche.

È quanto ho pensato fermandomi un momento davanti a quest’insegna, incontrata in una strada di Siviglia, e che ho voluto fotografare.

 

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